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La Formaldeide è cancerogena

  • Categoria principale: ROOT
  • Categoria: Chimica
  • Pubblicato: Venerdì, 08 Febbraio 2019 00:00
  • Scritto da Debora Menegatti
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La Formaldeide è la capostipite delle aldeidi, deriva dall'acido formico, veleno urticante prodotto dalle formiche; in soluzione acquosa è nota come formalina, spesso utilizzata e commercializzata nella sua versione tamponata (ad esempio con fosfato) e stabilizzata con metanolo (per inibire la polimerizzazione della formaldeide)in concentrazioni peso/volume dal 4% al 37%.

In natura la Formaldeide è presente come prodotto del metabolismo ossidativo in molti sistemi viventi e dei processi di combustione, la sua emivita nell'ambiente è molto breve, poiché in aria viene rapidamente rimossa da processi fotochimici, precipitazione ed è velocemente biodegradabile.

Le principali fonti di esposizione sono i processi di combustione (scarico dei veicoli, centrali elettriche, inceneritori, stufe), il fumo di sigaretta, vernici e coloranti, lavorazione del legno dei mobili, produzione di vari tipi di resine di fenolo, urea e melammina (per prodotti plastici, adesivi e schiume isolanti), cosmetici, cibi affumicati o fritti.

La Formaldeide è un potente battericida ( sopratutto nella produzione di tessuti a livello industriale), per questo motivo, soluzioni acquose che la contengono trovano largo impiego come disinfettanti per uso domestico. Soluzioni di formaldeide vengono anche utilizzate per conservare campioni di materiale biologico.

Dal 1 Gennaio 2016 la classificazione della Formaldeide è passata da sospetto cancerogeno a CANCEROGENO PRESUNTOCERTO.

La nuova classificazione di pericolo prevista ai sensi del Regolamento CE n.1272/2008 (Regolamento CLP) è la seguente:

CARC. 1B; H350 “PUO' PROVOCARE IL CANCRO”

Gli effetti tossici, che si esprimono in seguito ad esposizione alla formaldeide, sono dovuti principalmente al suo basso peso molecolare, alla sua elettronegatività ed all'elevata solubilità che le permettono di essere facilmente assorbita dall'organismo umano, distribuirsi ed interagire con proteine e DNA. Data la sua volatilità, il contatto e quindi l’assorbimento della formaldeide avviene principalmente a livello dell’epitelio respiratorio e dei polmoni. Solo una piccola percentuale viene assorbita per via dermica (soluzioni acquose) o per ingestione. Da un punto di vista metabolico il 60-65% della formaldeide inalata viene espirata come CO2 o escreta con urine e feci: il restante 35-40% rimane nell'organismo dove può interagire con le molecole biologiche.

Si rende pertanto necessario in tutti i casi in cui vi sia impiego o liberazione di Formaldeide:

  • Verificare la possibilità di eliminazione alla fonte della sostanza (prevenzione primaria);
  • Attuare iniziative possibili tecniche ed organizzative o procedurali volte a ridurre al minimo il numero di lavoratori esposti e a contenere al minimo livello possibile la durata e l’intensità dell’esposizione ambientale ed occupazionale a formaldeide. In particolare si raccomanda sempre di applicare il principio ALARA (As Low As Reasonably Achievable);
  • Prendere in considerazione le BAT (best available technology) applicabili allo specifico comparto produttivo specificando quali migliori tecnologie offerte dal mercato siano state adottate, in che modo sono state adottate e quali siano stati i risultati ottenuti in termini di riduzione delle emissioni interne agli ambienti di lavoro e verso l’ambiente esterno;
  • Rilevare analiticamente la concentrazione al fine di valutare l’esposizione anche per valutare l’efficacia delle misure di gestione atte a contenere l’esposizione. La verifica analitica del livello di esposizione deve essere ripetuta periodicamente ed attualizzata ogniqualvolta intervengano modifiche tecniche, organizzative e/o procedurali che possano generare modifiche del ciclo tecnologico e/o di lavorazione.

Esempi di misure tecniche, organizzative e procedurali:

- Adozione di sistemi di lavorazione "a ciclo chiuso", caratterizzati da assenza di scambio di materiale con l’ambiente circostante, controllo a distanza da parte degli addetti e reintroduzione diretta degli scarichi nel ciclo produttivo;

- Impiego di quantitativi di agenti cancerogeni e/o mutageni non superiori alle necessità produttive, evitandone l’accumulo sul luogo di lavoro;

- Uso di cappe aspiranti.

Le cappe per Formaldeide sono dotate di filtri speciali a carbone attivo che trattengono i vapori di Formaldeide. La capacità del carbone di trattenere il composto non è costante, in quanto la presenza di elevati livelli di umidità nell'aria può saturare più rapidamente il campione. Per questa ragione gli intervalli tra due successivi interventi di sostituzione dei filtri possono essere più brevi nella stagione estiva. Sotto le cappe destinate al lavoro con Formaldeide non devono essere impiegate sostanze chimiche incompatibili tra loro o incompatibili con la Formaldeide.