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Il Rego­la­mento UE n. 301/​2014/​Ue definisce nel caso di immis­sione sul mer­cato per alcuni prodotti con con­cen­trazione di cromo VI (esava­lente) pari o supe­ri­ori a 3 mg/​kg. Il 26 marzo 2014 è stato pub­bli­cato nella G.E. 90 del 26/​03/​2014 il rego­la­mento della Com­mis­sione euro­pea del 25 marzo 2014 n° 301/​2014/​UE. Il rego­la­mento mod­i­fica l’allegato XVII del rego­la­mento CE n° 19072006 per quanto riguarda i com­posti con­te­nenti cromo VI, inoltre intro­duce, per prodotti in cuoio o con parti in cuoio, nuovi lim­iti di con­cen­trazione. Atten­zione però, il rego­la­mento entra in vig­ore il 15 aprile 2014, ma i nuovi lim­iti saranno validi solo dal 1 mag­gio 2015. I nuovi lim­iti preve­dono delle con­cen­trazioni in Cromo VI pari o supe­ri­ori allo 0,0003% P/​P, ovvero 3 mg/​Kg, rifer­ito al peso totale secco del cuoio stesso. Glob-​Tek è disponi­bile per effet­tuare anal­isi e val­u­tazioni in mer­ito al tenore in Cromo VI (e molti altri met­alli) su prodotti in cuoio o su ogni altro tipo di mate­ri­ale, com­presi rifiuti, suolo, acqua, ecc .

Con­cia al cromo

È il tipo di con­cia di gran lunga più dif­fuso. Si val­uta che circa l’80 – 90% di tutti i cuoi prodotti nel mondo siano con­ciati al cromo. La con­cia al cromo è rel­a­ti­va­mente sem­plice da eseguire, è eco­nom­ica, abbas­tanza rap­ida e suf­fi­cien­te­mente flessibile. In prat­ica con la con­cia al cromo si può pro­durre cuoio adatto a qual­si­asi scopo (eccetto cuoio per suola di calza­ture). La con­cia al cromo è fon­data sulla capac­ità del cromo triva­lente (Cr3+) di for­mare com­p­lessi con i gruppi car­bossilici del col­la­gene (di cui sono cos­ti­tu­ite le fibre della pelle). Questa capac­ità è lim­i­tata al cromo triva­lente e quindi la forma esava­lente (Cr6+) come nei cro­mati e bicro­mati, non ha alcun inter­esse dal punto di vista conciario.

All’inizio dell’impiego della con­cia al cromo (fine Otto­cento — inizio Nove­cento) cro­mati e bicro­mati veni­vano uti­liz­zati per pro­durre sali di cromo triva­lente in con­ce­ria per riduzione con melassa o altri ridu­centi. Ma ormai da tempo i sali di cromo trivalenti sono divenuti disponi­bili sul mer­cato a costi minori e quindi in con­ce­ria ven­gono uti­liz­zati esclu­si­va­mente sali o com­posti del cromo triva­lente. Prima di far rea­gire il con­ciante al cromo, tut­tavia, la pelle viene sot­to­posta al piclag­gio, che con­siste nel trattare la pelle con una soluzione di sale comune e acido (di solito una mis­cela di acido sol­forico e acido formico). Ciò per facil­itare la pen­e­trazione del con­ciante all’interno della pelle. La pelle cal­ci­nata e decal­ci­nata, infatti, ha un punto isoelet­trico di circa 4 e quindi al pH neu­tro (dopo la decal­ci­nazione, mac­er­azione, sgras­sag­gio la pelle ha pH circa 7) il col­la­gene ha car­ica net­ta­mente neg­a­tiva. In tali con­dizione il cromo triva­lente, carico pos­i­ti­va­mente, avrebbe forte ten­denza a rea­gire favorito dall’attrazione elet­tro­sta­t­ica e si fis­serebbe rap­i­da­mente solo negli strati più esterni della pelle las­ciando non con­ciati gli strati più interni. Inoltre a pH supe­ri­ore a 4 – 4,5 il Cr3+ forma idrossido insol­u­bile e non potrebbe più fun­gere da con­ciante, È nec­es­sario, quindi, ridurre il pH del bagno per evitare la pre­cip­i­tazione dell’idrossido di cromo e per portare la pelle al di sotto del suo punto isoelet­trico. La pelle in tali con­dizioni assume car­ica preva­len­te­mente pos­i­tiva e il Cr3+ non ha più capac­ità reat­tiva nei suoi con­fronti. Il cromo quindi può facil­mente dif­fondere negli strati più interni della pelle (la dif­fu­sione è forte­mente accel­er­ata dai movi­menti nel bot­tale). Quando sia stata rag­giunta la com­pleta pen­e­trazione della pelle, però, è nec­es­sario ripristinare la reat­tiv­ità pelle-​cromo e ciò viene ottenuto con la basi­fi­cazione che con­siste nell’innalzare lenta­mente il pH del bagno fino a val­ori intorno a 4. In tal modo la pelle riac­quista una car­ica lieve­mente neg­a­tiva e il legame coor­di­nato pelle-​cromo può sta­bilirsi pro­ducendo la con­cia. L’aumento di pH inoltre favorisce l’olazione del cromo, cioè la for­mazione di legami tra atomi di cromo che por­tano alla for­mazione di catene di atomi di cromo di varia lunghezza, con con­seguente aumento delle pos­si­bil­ità di legame intra e inter-​molecolari con i gruppi car­bossilici del col­la­gene. Il pH non deve comunque essere troppo alto per evitare la pre­cip­i­tazione del cromo (lo ione OH- è un com­p­lessante più forte del col­la­gene e stac­cherebbe il cromo dal com­p­lesso con la pelle per for­mare l’idrossido). Per il piclag­gio, come già detto, si usa una soluzione di sale (a con­cen­trazione 80 – 100 g/​l tale da impedire il gon­fi­a­mento acido del col­la­gene che lo dan­neg­gerebbe) e di acido, più fre­quente­mente una mis­cela di acido sol­forico e di acido formico, aggiunto lenta­mente, fino a rag­giun­gere un val­ore pH tra 2 e 3 sta­bile. Per la basi­fi­cazione si usano alcali blandi come bicar­bon­ato di sodio, acetato e formi­ato di sodio, solfito di sodio, ecc. Il pH finale è molto vicino a 4. La durata della con­cia al cromo dura da 2 – 3 ore per pelli pic­cole sot­tili a un mas­simo di 20 – 24 ore per pelli bovine pesanti. La quan­tità di con­ci­ate è tra 1.5 e 2.5% (su peso pelle cal­ci­nata e scar­nata) di cromo espresso come Cr2O3, for­nito più fre­quente­mente sotto forma di solfato basico di cromo (CrOH(SO4)). Al ter­mine della con­cia la pelle con­ci­ata si pre­senta di col­ore verde-​azzurro, con tonal­ità diverse a sec­onda dei prodotti uti­liz­zati nel piclag­gio e nella basi­fi­cazione. In tale stato, infatti, il cuoio con­ci­ato viene chiam­ato «wet-​blue» con rifer­i­mento al fatto che è bag­nato e ha un col­ore nel campo dell’azzurro. Il wet-​blue, essendo ormai sta­bile nel tempo, può anche essere com­mer­cial­iz­zato. Molti Paesi pro­dut­tori di pelli, infatti, non dispo­nendo della capac­ità tec­no­log­ica per pro­durre cuoio finito, preferiscono esportare wet-​blue piut­tosto che pelli grezze per usufruire di un mag­gior val­ore aggiunto. L’Italia, Paese impor­ta­tore di grezzo, importa una cres­cente quan­tità di pelli allo stato wet-​blue, il che, se da un lato rap­p­re­senta un van­tag­gio dal punto di vista ambi­en­tale (le fasi di riv­iera sono quelle che pro­ducono mag­gior inquina­mento), dall’altro rap­p­re­senta uno svan­tag­gio dal punto di vista della tec­nolo­gia con­cia­ria, per­ché il con­ci­a­tore si trova a dover lavo­rare un prodotto di cui non conosce la sto­ria e spesso in par­tite dis­o­mo­ge­nee per­ché prove­ni­enti da concerie diverse.