Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

Rischi collegati alla presenza di METANO nelle acque di pozzo

 

Un infortunio mortale avvenuto a Motta di Livenza, causato dal metano presente nell’acqua di pozzo, rende necessaria una puntuale informazione sulle dinamiche di accadimento di questo tipo di incidenti chimici e sulle misure di prevenzione da adottare per scongiurare il ripetersi di tali tragici avvenimenti. L’episodio verificatosi non è stato un evento né unico né raro. Nel 2006 un infortunio mortale è accaduto in circostanze analoghe in un’azienda di Montegaldella (VI). L’ARPAV dell’Emilia Romagna nel suo sito web (www.arpa.emr.it/pubblicazioni) comunica questo tipo di rischio che “interessa tutti i comuni della media e bassa pianura”, indicando i provvedimenti e le cautele da adottare negli impianti e ambienti per lo stoccaggio delle acque.

  

Il metano

 Il metano è un gas naturale che può trovarsi disciolto, anche in elevate concentrazioni, nelle acque di falda della Pianura Padana e della Pianura Veneta, generalmente oltre i 60 metri di profondità. A differenza di quello distribuito nella rete urbana, che è artificialmente e fortemente odorizzato con mercaptani, quello presente naturalmente nell’acqua è inodore. Il metano è un gas infiammabile.  Il suo peso molecolare comporta una sua minore densità rispetto all’aria, ne consegue una sua stratificazione verso l’alto, se è libero di muoversi. Con l’aria si miscela molto facilmente in tutte le proporzioni e se la sua concentrazione è collocata all’interno dell’intervallo di esplosività (5% - 15%), può infiammarsi ed esplodere con deflagrazione (esplosione in regime subsonico). Non è necessaria, come innesco, solo una fiamma o una scintilla, può essere sufficiente anche il contatto con una superficie calda, a temperatura superiore a 595 °C (temperatura di autoaccensione).

 

Analizzando le modalità di accadimento di due infortuni si è riscontrato quanto segue:

 

Nel primo incidente , occorso in provincia di Vicenza, all’interno di una ditta di produzione di tappi in gomma per contenitori di farmaci, un manutentore esperto, dovendo aprire la flangia di un serbatoio in vetroresina da 30 mc, utilizzato per l’accumulo dell’acqua proveniente da 2 pozzi artesiani, ha constatato che le viti di fissaggio della flangia erano arrugginite e quindi non svitabili. Pertanto si è accinto a tagliarle con una smerigliatrice portatile dotata di disco abrasivo. Per raggiungere la parte alta del serbatoio ha utilizzato una cesta autosollevante. Le scintille provocate, o il calore sviluppatosi, hanno innescato un’esplosione, che proiettava la parte superiore del serbatoio sul tetto dello stabilimento. L’infortunato veniva proiettato a distanza e decedeva per politraumatismi. L’analisi dell’acqua di pozzo, effettuata dall’ARPAV su incarico dello SPISAL, evidenziava la presenza di metano in concentrazione pari a 39 mg/L nel primo pozzo e pari a 55 mg/L nell’altro pozzo. La quantità d’acqua accumulata nel serbatoio, la presenza di un volume d’aria in testa al serbatoio, era compatibile con la formazione di una miscela aria – metano con concentrazione di metano all’interno dell’intervallo di esplosività (5% - 15%).

 

Nel secondo incidente , verificatosi in provincia di Treviso all’interno di un caseificio, un manutentore esperto, dipendente di una ditta esterna che aveva l’incarico di effettuare lavori di manutenzione meccanica e idraulica degli impianti, stava eseguendo lavori di modifica su di un serbatoio in acciaio inox da 13 mc . Questo serbatoio era parte di un impianto per la potabilizzazione dell’acqua prelevata da un pozzo, pescante a ca. 230 metri di profondità. La modifica comportava anche la chiusura di un tronchetto di sfiato di 10 cm di diametro, posto sulla sommità del serbatoio. Dopo aver puntato con 2 punti di saldatura TIG il disco di copertura, trascorso qualche minuto, alla ripresa della saldatura, il serbatoio esplodeva e la parte superiore si staccava dalla base e veniva proiettata a circa 120 m di distanza, andando a cadere in un parcheggio, rimbalzando poi ad una decina di metri dal punto di impatto, fortunatamente senza colpire persone. L’operaio, che si era fatto impropriamente portare in quota da un dipendente del committente utilizzando un bancale posto sulle forche di un muletto, veniva proiettato, assieme alle forche e all’attrezzatura per la saldatura, contro un portone, posto a 15 metri di distanza, di una azienda confinante. Decedeva per politraumatismi. L’analisi dell’acqua di pozzo, effettuata dall’ARPAV su incarico dello SPISAL, evidenziava la presenza di metano in concentrazione pari a 26 mg/L. Questa concentrazione è di poco superiore alla solubilità del metano in acqua alla temperatura di esercizio (16-17°C), pari a 24 mg/L. Questa però è una concentrazione in condizioni di equilibrio termodinamico; per giustificare l’esplosione bisogna pensare ad una situazione di non equilibrio. Al momento dell’incidente era attività una pompa di pescaggio con portata di 12 mc/h; la quantità d’acqua accumulata nel serbatoio era di ca. 11 mc; l’aria era contenuta in uno spazio di testa pari a ca. 2 mc. All’interno di questo spazio di testa è giocoforza che si sia formata una miscela aria – metano con concentrazione di metano nell’intervallo di esplosività (5% - 15%).

 

 L’analisi delle cause di tali incidenti evidenziano la scarsa consapevolezza del rischio da parte delle persone coinvolte  (Datori di lavoro, Responsabili dei Servizi di Prevenzione e Protezione Aziendali, Preposti, Lavoratori, progettisti, costruttori e installatori di impianti).

 

 

MISURE PREVENTIVE E PROTETTIVE DA ADOTTARE

 

Le misure preventive e protettive da adottare negli impianti e negli ambienti dove sono trattati e/o stoccati acque di pozzo attinte in profondità (> 60 m) sono le seguenti:

 

 

  1. accertarsi della assenza di metano tramite analisi chimica dell’acqua; in mancanza di analisi si deve presumere che ci possa esserci presenza di metano e si attua quanto previsto ai successivi punti.

 

  1. il datore di lavoro deve valutare il rischio da agenti chimici (TITOLO IX - capo I del D. Lgs. 81/2008) per atmosfere sotto-ossigenate e il rischio di atmosfere esplosive (TITOLO XI del D. Lgs. 81/2008).

 

  1. informare e formare dirigenti, preposti, lavoratori in merito ai rischi, di cui al precedente punto 2

 

  1. il datore di lavoro committente deve comunicare i rischi specifici esistenti nel proprio ambiente di lavoro nei contratti d’appalto o d’opera, secondo le previsioni dell’art. 26 del D. Lgs. 81/2008.

 

  1. rivolgersi a progettisti, fabbricanti, installatori di impianti qualificati e che rilascino una dichiarazione di conformità dell’impianto alle disposizioni legislative e regolamentari vigenti. L’impianto deve essere corredato di libretto d’uso e manutenzione.

 

  1. I serbatoi e le vasche di accumulo/trattamento devono essere aperti.

 

  1. L’impianto deve essere munito di idoneo sistema di degasaggio dell’acqua attinta; l’unità di degasaggio deve essere collocata in locali adeguatamente ventilati.

 

  1. I locali degli impianti di trattamento / accumulo devono essere aerati in maniera permanente, tramite griglie di ventilazione a filo pavimento e a filo soffitto.

 

  1. Gli impianti elettrici devono avere caratteristiche idonee al luogo di installazione.

 

  1. Gli elementi metallici dell’impianto devono essere collegati elettricamente a terra.

 

  1. Apporre idonea segnaletica di sicurezza nei luoghi pertinenti gli impianti di cui sopra, indicando:

 

  1. Atmosfera potenzialmente esplosiva
  2. atmosfera potenzialmente asfissiante
  3. Ventilare prima di qualsiasi operazione
  4. Non fumare
  5. Non usare fiamme libere
  6. Non eseguire saldatura ossiacetilenica, ossidrica, elettrica, (smerigliatura, taglio) senza un permesso di lavoro, in cui vengono indicate le misure preventive e protettive in merito al pericolo derivante dalla possibile presenza di metano
  7. Non provocare accumuli di elettricita’ statica

 

  1. Predisporre un piano di emergenza interno e di primo soccorso, che consideri i rischi da atmosfere esplosive.

 

 

Fonte: Azienda USLL 9 di Treviso - www.sicurezzaonline.it - Dott. Lucio Ros

 

Scarica l’articolo completo nella sezione donwload