Haccp e magneti al neodimio smagnetizzati

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E' normale prassi HACCP utilizzare in aziende alimentari per evitare la contaminazione degli alimenti con parti metalliche, magneti al neodimio. I magneti hanno la funzione di "catturare" particelle metalliche presenti eventualmente nei prodotti alimentari prima della messa in commercio. Si tratta di magneti molto potenti , dell'ordine dei 8000 Gauss ,collocati per esempio in caso di liquidi in sistemi come riportato nella foto.

 

 

SE mantenuti e utilizzati a temperature basse, ovvero inferiori alla temperatura di Curie, i magneti in pratica non invecchiano, se invece vengono utilizzati con liquidi ad alta temperatura perdono la loro magnetizzazione, nel tempo, anche se la temperatura di utilizzo è inferiore a quella di Curie. La temperatura di Curie è quel valore di temperatura per cui un magnete perde la sua magnetizzazione che per il neodimio vale circa 350 °C. Abbiamo  osservato che magneti al neodimio lavati periodicamente (ogni giorno) con getti d'acqua bollente e vapore (120°C), dopo 4 anni hanno perso la metà della loro magnetizzazione rispetto a magneti uguali lavati con acqua a temperatura ambiente. Quello che consigliamo è quindi una verifica periodica del campo magnetico generato dai magneti tramite misura sul campo in particolare per quei magneti che lavorano ad alte temperature o in alternativa utilizzare magneti in ferrite in quanto sono caratterizzati da temperatura di Curie maggiore.

Se non ho il manuale HACCP che cosa rischio?

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Se non ho il manuale HACCP che cosa rischio?
(Attuale regime sanzionatorio nel campo alimentare)

 

I controlli da parte dell'autorità ispettiva sono sempre più frequenti e le sanzioni in caso di violazione delle norme sull'igiene e la sicurezza alimentare, a causa della mancanza o della errata applicazione del piano di autocontrollo HACCP, possono essere di notevole entità, poiché vi è in gioco la salute pubblica. Molto spesso, per risparmiare, ci si affida infatti manuali fotocopia acquistati per pochi euro da operatori improvvisati o addirittura su internet.

Per evitare sanzioni invece è indispensabile dotarsi di un manuale di autocontrollo HACCP, redatto da tecnici specializzati, e soprattutto personalizzato in base alla singola attività alimentare collaborando con i responsabili ed il personale che vi lavora e che dovrà poi applicarlo quotidianamente per garantire l'igiene e la sicurezza degli alimenti.

Sanzioni sono inoltre previste nel caso in cui il datore di lavoro non abbia un valido attestato HACCP o non verifichi che i propri dipendenti abbiano ottenuto la certificazione per lavorare.

 

Di seguito riportiamo qualche esempio delle sanzioni previste a seconda dellinadempienza

 

  • Mancanza del piano di autocontrollo HACCP: sanzione amministrativa pecuniaria da € 1.000 a € 6.000.
  • Mancata notifica all’autorità competente di ogni stabilimento (locale, laboratorio, negozio, pubblico esercizio) che esegue una qualsiasi delle fasi di produzione, trasformazione e distribuzione degli alimenti: sanzione amministrativ pecuniaria da € 1.500 a € 9.000.
  • Mancato rispetto dei requisiti strutturali generali in materia di igiene: sanzione amministrativa pecuniaria da € 500 a € 3.000.
  • Mancata o non corretta applicazione del piano di autocontrollo HACCP (es. mancata applicazione o registrazione dei controlli previsti nelle procedure, mancanza esecuzione delle verifiche previste nel piano quali analisi e verifiche da parte di personale qualificato: sanzione amministrativa pecuniaria da € 1.000 a € 6.000.
  • Omessa indicazione sull'etichetta del prodotto alimentare di origine animale del numero di riconoscimento dello stabilimento di produzione: sanzione amministrativa pecuniaria da € 500 a € 3.000.
  • Mancata predisposizione di sistemi o procedure che consentano di individuare, in qualsiasi momento, chi abbia fornito un alimento o qualsiasi sostanza atta a entrare a far parte di un alimento (procedura di tra viabilità e rintracciabilità): sanzione amministrativa pecuniaria da € 750 a € 4.500.
  • Mancata attivazione della procedura di ritiro dei prodotti non conformi ai requisiti di sicurezza: sanzione amministrativa pecuniaria da € 3.000 a € 18.000.
  • Mancata collaborazione con l'autorità competente al fine di evitare o ridurre i rischi legati ad un alimento: sanzione amministrativa pecuniaria da € 2.000 a € 12.000.

Chi deve fare l’HACCP?

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Prima di descrivere chi è tenuto a dotarsi di un piano di autocontrollo HACCP, definiamo meglio il concetto stesso di autocontrollo.

Autocontrollo e sistema HACCP non sono infatti la stessa cosa: l’autocontrollo è un concetto più ampio che deriva dalla responsabilizzazione dell’Operatore del Settore Alimentare (OSA) in materia di igiene e sicurezza per gli alimenti e corrisponde all'obbligo di tenere sotto controllo le proprie produzioni. Questo autocontrollo è obbligatorio per tutti gli operatori che a qualunque livello siano coinvolti nella filiera della produzione alimentare.  L’HACCP è invece il sistema che consente di applicare questo autocontrollo, in maniera razionale e organizzata; in definitiva il sistema HACCP è quindi uno strumento che serve ad aiutare gli OSA a conseguire un livello più elevato di sicurezza alimentare.

Sono tenuti a dotarsi di un piano di autocontrollo farmacie, operatori nel campo della ristorazione, bar/pasticcerie, rivendite alimentari e ortofrutta, salumerie, gastronomie, macelli, macellerie, pescherie, panifici, case di riposo, scuole, mense, comunità in cui si somministrano alimenti, ecc...

In pratica, tutti coloro che sono interessati alla produzione primaria di un alimento (raccolta, mungitura, allevamento), alla sua preparazione, trasformazione, fabbricazione, confezionamento, deposito, trasporto, distribuzione, manipolazione, vendita o fornitura, compresa la somministrazione al consumatore.

Alimenti sono pure le bevande, pertanto anche chioschi, discoteche, sale cinematografiche, sagre, eventi di degustazione, ecc. devono applicare la HACCP.

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L’importanza dell’analisi degli alimenti nel sistema HACCP

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L’analisi di laboratorio, nell’industria alimentare, ad oggi non è un obbligo di legge. Il Reg. CE 852/2004 obbliga le imprese alimentari, indipendentemente dalle loro dimensioni, ad attuare una serie di procedure di gestione degli aspetti igienico-sanitari per garantire la sicurezza degli alimenti sul mercato, sulla base del sistema HCCP, ma non cita in nessun punto le analisi.

Prima del 1997, anno in cui è nata la legge italiana sull’autocontrollo (D.L. 155/97), la garanzia della sicurezza degli alimenti veniva garantita dall’analisi del prodotto già finito e commercializzato. L’evoluzione legislativa poi ha preso atto che questo tipo di controllo era insufficiente, dato che non si poteva nella poteva analizzare, ovviamente, tutti i prodotti presenti sul mercato. In seguito è stato quindi introdotto l’obbligo delle aziende alimentari di autocontrollarsi, per garantire che il prodotto sarà già sicuro prima che lo stesso sia commercializzato.

L’autocontrollo aziendale deve attenersi a quando contenuto dai regolamenti europei del 2002 e del 2004, in modo che gli alimenti soddisfino i requisiti di sicurezza alimentare previsti. Nei regolamenti, tuttavia, non è descritto l’obbligo per l’azienda di eseguire un dato numero di analisi; anche il più recente Reg. CE 2073/2005 e le sue successive modifiche, pur contenendo dei limiti di accettabilità per i prodotti, non prevede quante analisi devono essere eseguite, poichè ciò rientra nell’ambito delle regole che ogni azienda autonomamente deve darsi per garantire i suoi prodotti.

Infatti il Reg. 852/2004 all'art. 5, richiamando i principi del sistema HACCP, obbliga l'azienda alimentare a "stabilire procedure, da applicare regolarmente, per verificare l'effettivo funzionamento" delle misure messe in atto.

Le analisi sono il principale e più oggettivo sistema di verifica che l'azienda può mettere in atto per dimostrare, alle autorità di controllo e ai clienti, la correttezza del proprio operato e l'efficacia degli sforzi per la sicurezza alimentare. Può accadere infatti che la buona fede, il senso di responsabilità e il buon operato dell'OSA (Operatore del Settore Alimentare) siano messe in discussione.

Per questo motivo ci sentiamo di dire che in un piano di autocontrollo HACCP non basta eseguire periodicamente i tamponi delle superfici, come la maggior parte dei consulenti consiglia ai propri clienti, ma è importante prevedere anche le analisi di laboratorio sugli alimenti; queste analisi infatti sono uno strumento potente per sostenere la correttezza del proprio operato ed inoltre possono essere uno strumento fondamentale nel caso vengano immessi sul mercato prodotti occasionalmente non sicuri, per avvalorare anche nei competenti ambiti legali, la propria situazione ed il proprio impegno.

Che cos’è l’HACCP?

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Forse non tutti sanno che il sistema HACCP (acronimo di: Hazard Analysis and Control of Critical Points, che in italiano si traduce in “analisi del rischio e controllo dei punti critici”) venne ideato negli Stati Uniti negli anni ‘70 per assicurare che gli alimenti destinati agli astronauti della NASA non avessero alcun effetto negativo sulla loro salute o potessero mettere a rischio le missioni nello spazio.

L’HACCP è arrivato in Europa solo negli anni ‘90 quando, con la Direttiva 43/93/CEE (recepita in Italia con il D.Lgs. 155/1997), arrivò l’obbligo di applicare il protocollo HACCP da parte di tutti gli operatori del settore alimentare. Questa normativa è stata poi sostituita dal Reg. CE 852/2004, entrato in vigore il 01/01/2006 e recepito in Italia con il D.Lgs 193/2007, col quale venne definitivamente abrogato il D.Lgs. 155/1997 e vennero definite le sanzioni.

Per venire in aiuto a tutti coloro che lavorano nella produzione alimentare, sono state redatte dalla Commissione Europea delle Linee guida generali sull’applicazione delle procedure riferite ai principi del sistema HACCP; tali linee guida si ispirano ai principi contenuti nel “Codex Alimentarius” CAC/RCP 1-1996 Rev 4-2003 e danno indicazioni per un’applicazione semplificata delle prescrizioni in materia di HACCP, in particolare per le piccole imprese alimentari.

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