L’esposizione a radiazioni ottiche, sia artificiali che naturali, può comportare un rischio per gli occhi non adeguatamente protetti, in quelle situazioni in cui può verificarsi il superamento determinati valori di energia/potenza della sorgente (non vi tedierò con i dettagli dei vari limiti che sono stati fissati dalla normativa, vi lascio il piacere della scoperta).

 

Un “filtro scuro” non è sempre sinonimo di protezione adeguata! Il fatto che sia scuro ci dà un’informazione qualitativa della sua capacità di attenuare la radiazione visibile, che comunemente chiamiamo luce. Tuttavia non abbiamo la benché minima percezione di cosa succeda alla radiazione non visibile (UV e IR) per la quale il nostro occhio non ha possibilità di auto proteggersi (riflesso palpebrale) ma che comunque può essere presente anche ad elevata intensità.

 

Ogni banda spettrale della luce (ULTRAVIOLETTO, VISIBILE, INFRAROSSO) può causare danni specifici all’apparato visivo. Riporto qui due esempi di danni alla cornea, la parte più esterna dell’occhio, prodotti da diverse bande spettrali:

  

  • la cataratta, un tipico danno che colpisce i mastri vetrai di Murano, si suppone sia dovuta ad una esposizione prolungata della cornea alla radiazione infrarossa media o lontana (IR-B o IR-C). Tali bande sono emesse termicamente ad esempio dal vetro fuso (T>1000 °C);
  • la fotocheratite, spesso sentita dai saldatori come quella sensazione di bruciore forte e di sabbia negli occhi, è prodotta dalla forte componente UV che viene prodotta dalla saldatura per l’elevatissima temperatura raggiunta.

 

Al fine di ridurre l’esposizione e quindi i possibili rischi, si possono impiegare specifici dispositivi di protezione, ovvero dei filtri che bloccano in tutto o in parte le radiazioni ottiche che possono arrivare ai nostri occhi. A seconda della tipologia di sorgente a cui l’occhio può essere esposto, si dovrà scegliere il filtro più adatto.

Ovvero?

 

Spesso i pericoli si annidano dietro emissioni su diverse bande spettrali contemporaneamente. Ad esempio nel caso in cui la sorgente sia metallo fuso, l’emissione ricadrà sia nel visibile sia nell’infrarosso. Si dovranno quindi scegliere occhiali con una buona protezione su entrambe le bande, come il numero di codice 4 in grado di attenuare efficacemente anche la parte di radiazione infrarossa.

Bisogna fare quindi attenzione perché non tutti i filtri che ci sembra attenuino sono adatti a tutto. Le sorgenti ottiche possono sembrare simili ma in effetti potrebbero non esserlo. Per discriminare i tipi di sorgenti ci si può basare sulla prevalenza di colore del visibile per capire se il pericolo provenga dall’UV o dall’IR. Se l’emissione visibile ha colorazioni bluastre allora la temperatura della sorgente è molto elevata e potremmo avere una prevalenza di UV. Se invece la prevalenza di colore visibile della sorgente è giallo-rossa, allora avremo una forte componente IR da cui bisognerà proteggersi. Caliamo questo in un caso pratico: si possono usare filtri protettivi per la saldatura per osservare ad esempio metallo fuso? I filtri per saldatura coprono un range molto ampio di lunghezze d’onda, che va dall’ultravioletto UVC all’infrarosso. Ma per la tipologia di sorgente per i quali sono stati studiati, la saldatura appunto, filtrano efficacemente principalmente nelle bande dell’ultravioletto/luce blu ma meno nell’infrarosso. ll fattore spettrale di trasmissione medio nel campo dell’infrarosso si riduce notevolmente con i numeri di scala molto alti. Questo va a discapito anche della componente visibile della radiazione, quella che ci permette di vedere. È importante tenerne conto perché la riduzione della visione può comportare rischi di altro genere.

 

Quindi, si dovranno impiegare filtri appositamente studiati per attenuare le lunghezze d’onda emesse tipiche dalla specifica sorgente di ROA con cui ci troviamo ad avere a che fare.

I DPI non sono universali né intercambiabili.

Un esempio forse ancora più lampante ci viene dai filtri per la protezione da radiazione laser. I laser emettono radiazione ottica monocromatica, ovvero la lunghezza d’onda della “luce” è centrata su riga e non su una banda (per esempio un laser Nd:YAG ha una lunghezza tipica di 1064 nm, infrarosso). Se si utilizzasse un occhiale laser con marcatura per esempio 880-950 nm, l’occhio non sarebbe assolutamente protetto dal fascio laser … quasi come se non si fosse utilizzato nulla (con gravi danni conseguenti per la povera vista!).

 

https://www.linkedin.com/in/francesca-andreoli/