RADIAZIONI OTTICHE ARTIFICIALI

Ipotesi sul perché troviamo delle componenti UV nella luce diffusa di un fascio laser YAG 1064 nm

Tramite un misuratore di radiazioni ottiche artificiali Delta Ohm, anche se non adatto a misurare le radiazioni ottiche coerenti, si è provato a misurare un fascio riflesso di un laser Yag a 1064 nm schermato con una lastra di plexiglass trasparente. Con molto stupore si sono rilevate delle componenti UV perfettamente in fase con il segnale a 1064 nm. Dopo aver escluso eventuali errori di misura si è provato a ragionare sul motivo della presenza di queste componenti UV.

 

 

Il fenomeno è ben noto a chi si occupa di spettroscopia Raman ma molto meno a chi si occupa di sicurezza negli ambienti di lavoro.

Lo scattering della luce dalle molecole può essere elastico (Rayleigh) o anelastico (Raman).  Entrambe le sezioni d’urto sono proporzionali alla quarta potenza della frequenza della luce incidente. La formula dello scattering di Rayleigh, a cui si rimanda, dimostra che si può avere alta intensità di scattering anche a grandi angoli, con maggiore efficienza per il blu che per il rosso. Questo scattering selettivo da parte delle molecole dell’aria rende azzurro il cielo illuminato dalla luce bianca del Sole, quando lo si osserva a grandi angoli, mentre a piccoli angoli prevale la luce diretta trasmessa dall’atmosfera. L’effetto Raman comporta invece un “cambiamento di colore” della luce diffusa rispetto a quella incidente, con la comparsa di righe a frequenza più alta e più bassa della riga Rayleigh anche quando la luce incidente è monocromatica.

 

 

L’ipotesi è che lo scattering del fascio laser riflesso dal plexiglass produca componenti UV. Quindi nel caso si debba valutare il rischio ROA nell’utilizzo di un laser in classe 4 (Aperto) forse è meglio valutare anche la presenza di eventuali UV, in particolare l’adeguatezza dei DPI o di eventuali schermi.